Navigazione. Rilevamenti, continuazione dalla precedente lettura

 

Eccoci di nuovo a parlare di navigazione, quindi di orientamento. Nella precedente lettura avrete notato che la locuzione più ricorrente era “linea di posizione” cui infine, in alcuni casi, ho dato il nome di radiale. Per linea di posizione intendo la semiretta tracciata da un punto (un faro, un edificio, un isolotto, un molo, un paesino, un palo, eccetera) e su cui siamo a cavallo.

Due linee di posizione che si incontrano definiscono la nostra posizione.

Con un margine di incertezza che aumenta con le distanze e la posizione rispetto agli oggetti rilevati. L’incertezza si riduce se uno dei punti utilizzati è in prua o in poppa e l’altro al traverso, di fianco.

Un terzo rilevamento la riduce ulteriormente.

Utilizzo linea di posizione al posto di luogo di posizione.

Basta intendersi. Quando troverete “luogo di posizione”, e lo troverete scritto ovunque, basterà che ricordate che ha lo stesso significato.

Ma a me “luogo di posizione”per indicare un insieme di punti lungo una linea non piace. La parola luogo ha moltissimi significati e, nonostante il significato originale in geometria e matematica quindi in navigazione, nel nostro comune modo di esprimersi identifica un posto determinato, una località.

 

http://www.treccani.it/vocabolario/luogo/

 

Per questo motivo, le lingue non sono ferme ma dinamiche, in importanti settori della moderna navigazione la locuzione luogo di posizione è stata sostituita da linea di posizione. Più immediatamente afferrabile, diretta anche se poco accademica.

Se ricordate, ho introdotto anche la parola radiale. Radiale, per gli ortodossi, è la linea di posizione quando il riferimento è un radioaiuto alla navigazione. Il radioaiuto è una emittente che trasmette un segnale circolare e identificabile su diverse bande di frequenza. Frequenze alte o medie a seconda della zona servita e la distanza alla quale si vuol fare arrivare l’informazione. Maggiore la frequenza e più diretta è la trasmissione incapace di aggirare ostacoli e minore la potenza necessaria. Le onde lunghe hanno particolarissimi impieghi. Alcune bande sono andate in disuso e in parallelo altri sistemi di navigazione e comunicazione hanno preso piede. Generalmente qualsiasi emittente radio di cui conosciamo la posizione, anche una emittente radiofonica come la Raio radio Montecarlo, può essere utilizzata per la determinazione della posizione.

Di seguito non ci interesserà però la natura del nostro riferimento a terra. Può essere un faro, un radiofaro, un castello, una torre, un relitto di grandi dimensioni, qualsiasi cosa visibile a distanza e identificabile con certezza. La costante sarà che ci muoveremo facendo ad esso riferimento sottintendendo che lo vediamo con i nostri occhi o ne riceviamo il segnale.

E non solo in barca o in aereo!

Anche a piedi. Esempio facile è il deserto.

 

Non abbiamo alcun riferimento se non una montagnola alta qualche centinaio di metri. In allontanamento è facile deviare a destra o a sinistra e perdere la direzione come qualsiasi appassionato di orientering sa bene. Ma se abbiamo una bussola e camminando manteniamo costante l’angolo tra il nord e la linea che ci congiunge idealmente alla collina, la manteniamo.  Ci manteniamo a cavallo della linea di posizione scelta. Gli strumenti sono due, la bussola e i nostri occhi. Poiché i riferimenti possono essere piccini e le distanze notevoli è altrettanto necessario un binocolo chiaro, leggero, luminoso.

Figura 1
Figura 1

Figura 1.

Questo piccolo binocolo fu acquistato nel 1921 da mio padre al suo primo imbarco su un Clipper. L’ultimo veliero commerciale che in favore di vento era in grado di dare del filo da torcere ai piroscafi.

Il binocolo apparteneva ad un anziano ufficiale di coperta che si ritirava in pensione. Di grande apertura e basso ingrandimento (X3) consentiva una buona osservazione notturna

 

Un’ultima nota sul modo di effettuare un rilevamento. Nella lettura precedente abbiamo valutato l’angolo fra l’asse longitudinale della barca e la congiungente barca - oggetto rilevato ad occhio. Si può usare un’altra bussola, portatile, o il cosiddetto cerchio azimutale, una barretta montata su una bussola fissa di navigazione orizzontale. Entrambi consentono di allineare osservatore, bussola e oggetto del rilevamento e di effettuare una lettura diretta.

Che, è meglio ricordare, è sempre riferita al nord magnetico e non geografico.

Vi invito a continuare a lavorare ad occhio in barca e con un goniometro sulle carte e i vostri schizzi. Nel mondo reale affidatevi a tutto quello che avete ma cercate di non perdere sensibilità di valutazione grazie ai soli sensi. Semmai verificate strumentalmente quello che avete già elaborato ad occhio e a braccio.

 

Figura 2. In questo disegno vedete sopra la bussola una barretta ripiegata ai vertici. Ruotando la barretta si allineano occhio, barretta e oggetto del rilevamento. Sulla rosa della bussola sottostante si legge la magnetica per recarsi verso l’oggetto e in posizione opposta, a 180°, la linea di posizione o radiale se avete osservato o ricevuto un radiofaro occupata dalla barca. Corretta dell’angolo di declinazione (nel nostro caso +3° perché Est) permette di trasferire il rilevamento sulle carte dove i meridiani sono riferiti al nord geografico. Con un minimo di allenamento potete valutare ad occhio un angolo con un errore inferiore ai 5°.

 

Partiamo.

Iniziamo ripassando il significato di linea di posizione o radiale. Poiché radiale è più breve da ora in avanti utilizzeremo solo lei come fosse una contrazione di linea di posizione. Anche se oggetto della nostra attenzione non sarà un radiofaro.

Scegliete un riferimento qualsiasi ad esempio il molo del porticciolo più vicino. Se siete in montagna una vetta, se siete in pianura un campanile.

Prendete carta e penna.

Disegnate la zona dove vivete grossolanamente su un foglio di carta. Ponete il campanile, il molo, il silos, il fienile o la vetta al centro.

Da li tracciate due linee perpendicolari una all’altra. Orientate la prima linea verso il nord geografico e poi tracciate la perpendicolare. La prima sarà parallela ad un meridiano, l’altra ad un parallelo.

 

Figura 3. Al centro il riferimento scelto. Il sistema di assi crea immediatamente 4 radiali in direzione dei punti cardinali nord e sud, est e ovest.

 

      Ora continuiamo sovrapponendo un goniometro e tracciamo alcune delle 360 radiali possibili. Non tutte perché graficamente sarebbe difficile e si creerebbe una grossa “macchia” al centro. Dal centro si dipartono 360 radiali. Tante quanti sono i gradi di un angolo giro.

Figura 4. Al centro il riferimento scelto(la saetta indica un radiofaro) ed alcune radiali: 030°-045°-080°-090°-115°- 230°-280°-335°

 

Figura 5. Io abito a Trevignano. Ho disegnato il lago, il campanile, voglio individuare la casa sullo schizzo. La bussola indica il nord, traguardo il campanile in direzione 208°. Per converso sono sulla 028° del campanile.

Traccio una linea per 028° in uscita dal campanile sulla mappa.Se aggiungiamo una osservazione  (scelgo una collina ad ovest della casa che si chiama Rocca Romana alta 612 metri) troviamo una altra radiale, 080°. Tracciando anch’essa individuiamo la nostra posizione e quella della casa.E’ utile che vi ricordi l’esistenza della declinazione?

 

 

Trasferiamoci al mare.

Anche qui non è necessario che avete una carta nautica. Basta un atlante, una carta automobilistica.

 

Alcuni storceranno il naso ma non importa.  La carta nautica vi servirà per la navigazione reale perché distanze ed angoli sulla carta corrispondono a quelli del mondo. Se non la avete, per capire, per studiare, per esercitarvi, basta che disegnate, anzi è meglio. Se aspettate di avere una carta magari non comincerete mai. Disegnate come i vecchi cartografi. Gli antichi esploratori avevano un disegnatore al seguito che valutava forme e distanze e riempiva di schizzi il suo taccuino. Non solo Vasco de Gama, Magellano, Colombo ma Lewis e Clark quando da Mississippi raggiunsero la costa ovest sotto Seattle con l’aiuto di Sacagawea. I reggimenti di cavalleria, come quello del generale Custer, in esplorazione avevano il disegnatore. Disegnate. Per disegnare bisogna osservare, riportando le osservazioni su carta si fanno proprie le dimensioni ed i rapporti.

Figura 6. Rilevamenti ai fini del disegno di una mappa. Primi dell’800.

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Spedizione_di_Lewis_e_Clark

 

Gli esercizi che faremo prevedono di intercettare e seguire una radiale in allontanamento (outbound) come fosse una strada.

Siamo già capaci di effettuare un rilevamento con la bussola di navigazione. Per riportare, se necessario, il rilevamento su una carta è necessario correggerlo per riferirlo al nord vero.

Lo ripetiamo spesso, non fa male.

La declinazione attuale nella nostra zona è di circa 3° Est. Ciò significa che il nord vero si trova sulla sinistra del nord magnetico. Per tracciare sulla carta un rilevamento 087° ottenuto con la bussola dovremo aggiungere 3°. Fatto centro sull’oggetto del rilevamento usciremo per 090°.

Figura 7. Sono indicati il ril.to mag. 087°, la declinazione, la linea di posizione riferita al nord geografico.

 

In assenza di deriva e scarroccio cioè in assenza di disturbi (e se la direzione di provenienza del vento lo permette se andiamo a vela) mantenendo costante la lettura in bussola ci allontaneremo dal nostro riferimento mantenendoci a cavallo della radiale.

Cosa succede se una corrente proviene dalla nostra sinistra? Ci sposteremo verso destra! Abbandoneremo la radiale 090° e in successione ci sposteremo sulla 091°, 092°, 093°, 094°, 095° e così via.

Rileveremmo allo stesso tempo il nostro riferimento aumentare,181°, 182°, 183°, 184°, 185°.

Supponiamo di renderci conto di subire una deriva verso destra quando l’angolo di rilevamento raggiunge 190°, saremmo sulla radiale 100°.

Vogliamo rientrare sulla 090°. Come facciamo? Dobbiamo evidentemente ridurre la nostra prua, accostare a sinistra. Più decisamente accostiamo a sinistra prima recuperiamo la nostra originale linea di posizione.

Se assumiamo prua 360° intercetteremo la nostra radiale 090° con un angolo di 90°.

Se assumiamo prua 030° intercetteremo la nostra radiale 090° con un angolo di 60°.

Se assumiamo prua 060° intercetteremo la nostra radiale 090° con un angolo di 30°.

Ogni medaglia ha il suo rovescio, un angolo di intercettamento maggiore ci fa raggiungere più velocemente la nostra radiale percorrendo però una distanza totale per la destinazione maggiore.

La scelta dipende dagli ostacoli, dal meteo, dalla necessità di evitare zone vietate, dalla situazione.

La figura 8 vi aiuterà a comprendere meglio di tante parole.    

Figura 8. La barca sulla radiale 100°. Diversi angoli di intercettamento della 090° (90°, 60°, 30°).

Vi suggerisco una regola.

Chiamiamo:

 la radiale sulla quale siamo “HO”

 la radiale che desideriamo  “VOGLIO”

 la direzione da assumere    “PRUA”

Nel caso precedente HO 100°, VOGLIO 090°, PRUA 060°. L’angolo compreso tra VOGLIO e PRUA è l’angolo di intercettamento, 30°.

 

Percorrendo una radiale in allontanamento ogni correzione trova i valori HO, VOGLIO, PRUA in successione, verso destra o sinistra.

Figura 9. Rosa della bussola. Nel disegno simulo un arco della rosa graduata.

HO 100°, VOGLIO 090°, PRUA 060°

 

Per qualsiasi HO, la PRUA si trova sulla prosecuzione di VOGLIO

 

Esercizio. Vi invito ora a disegnare la radiale 090°, porre la barca sulla radiale 080° (abbiamo cambiato quadrante) e trovare quale è la prua da assumere per tornare sulla 090° con un angolo di intercettamento di 30°.  Cosa vi dice subito la regola HO - VOGLIO - PRUA? Cercate il valore di prua da assumere sul goniometro e verificate disegnando.

 

Un altro esempio in figura 10.

Siamo sulla radiale 210°. Vogliamo raggiungere la 150° con un angolo di intercettamento di 30°.

Troviamo sulla rosa della bussola in barca o sul goniometro in casa la soluzione immediata.

HO 210°, VOGLIO 150°, continuo in successione per 30° e trovo 120°. PRUA 120°. Verificate.

Figura 10.

La barca sulla 210° rossa assume prua 120° verde per raggiungere la 150° nera.     

Esempio di intercettazione di radiale in allontanamento e scelta ponderata dell’angolo di intercettazione.

Ci siamo allontanati da Montecristo, siamo a ovest sud ovest dell’isola, radiale 240°, 3 miglia. Vento da ovest. Desideriamo fare rotta per Pianosa che sappiamo trovarsi sulla 325° da Montecristo. Desideriamo navigare a cavallo della 325° con Montecristo in poppa attendendo di vedere Pianosa in prua. Le isole distano una trentina di km.

La visibilità non è stupenda, intorno ai 10 km.

Per questo potremmo rimanere senza nessuna delle due isole in vista nel tratto intermedio. Se la nostra velocità è di 4 nodi, anche per un’ora. Un angolo di intercettamento di 30° ci favorirebbe nei tempi ma preferiamo un angolo maggiore, ad esempio di 50°. Potremo raggiungere la “strada” scelta abbastanza in fretta e avremo anche il tempo per valutare, rilevando ad intervalli di pochi minuti Montecristo in allontanamento, un eventuale scostamento dovuto alle correnti o allo scarroccio e correggere. Riduciamo quindi l’errore di navigazione ed il rischio, soprattutto se la visibilità scende ulteriormente, di lasciare Pianosa al traverso senza vederla. E’ piccola e bassa! Una sogliola.

 

HO 240°, VOGLIO 325°, PRUA (325°+50°=015°)

 

Raggiungeremo la 325° al lasco abbastanza per dare spinnaker e Pianosa di bolina larga quindi con uno scarroccio limitato. Magari 5°? che possiamo tenere subito in conto. Se conosciamo anche le correnti ogni variabile è teoricamente sotto controllo. Stabilizzarsi precocemente in allontanamento però ci permette di verificare (a vista in questo caso, magari strumentalmente in altri) con rapidità scostamenti e efficacia delle correzioni. 

Figura 11.

Sono rappresentate le isolette, la nostra barchetta parte dalla posizione 1, raggiunge la 2 sulla linea di posizione 240° e da li decide di assumere 015° per raggiungere la “via” che ha scelto di percorrere per Pianosa.

Sulla rosa della bussola troviamo 240°, alla sua destra  325° e in successione proseguendo 015°.

Nota. Il vento sulla immagine viene da 330°. Ignorate il vento che immaginiamo invece da ovest. In quelle condizioni dovremmo fare dei bordi…o accendere il motore.     

Esercizi. Utilizzate carta millimetrata o quadrettata almeno per gli ultimi esercizi.

Siamo sulla radiale 060°. Vogliamo raggiungere la 150°. Angolo di intercettamento 30°.

Siamo sulla 330°. Vogliamo la 040°. Angolo di intercettamento 30°.

Siamo sulla 180°. Vogliamo la 090°. Angolo 60°.

Siamo sulla 225°. Vogliamo la 180°. Angolo 30°

Siamo sulla 125°. Vogliamo la 120°. Angolo 30°

Siamo sulla 235°. Vogliamo la 270°. Angolo 40°

Siamo sulla 070°. Vogliamo la 300°. Angolo 30°

Siamo sulla 200°. Vogliamo la 230°. Angolo 45°

Siamo sulla 030°. Vogliamo la 210°. ……………??

Siamo sulla 230°.Vogliamo la 050°. Non possiamo passare sul riferimento che è un faro su uno scoglio. Dobbiamo passare a sud del faro. Opzioni?

Siamo sulla 360° a 9 miglia dal faro di riferimento. Dobbiamo raggiugere la 180° passando minimo 1 miglio ad ovest del faro, massimo a due miglia. Si tratta di un canale.

Siamo sulla 270°, 5 miglia. Mantenendo una distanza minima di 5 miglia dal faro dobbiamo raggiungere la 060°. Dobbiamo percorrere la minore distanza possibile percorrendo un arco con variazioni di prua di volta in volta pari a 30°.

Siamo sulla 220°, 4 miglia. Non ci si può avvicinare al faro a meno di 3 miglia nel settore compreso tra le radiali 200° e 180°. Dobbiamo raggiungere ed allontanarci sulla radiale 060° percorrendo la strada più breve.

 

Bene, spero di essere riuscito nel mio intento. Di rimanere semplice anche ripetendo più volte la stessa cosa senza utilizzare termini inutilmente pesanti.

Abbiamo imparato come intercettare una linea di posizione che abbiamo chiamato per semplicità radiale anche se, ricordiamolo per l’ennesima volta, per radiale si intende la linea di posizione rispetto ad un radiofaro.

Navigare a cavallo di una radiale in allontanamento o navigare rimanendo tra due radiali può essere utile non solo a raggiungere una destinazione ma ad evitare pericoli, ad attraversare un canale, ad uscire da una baia, valutare deriva e scarroccio.

Persino in condizioni di scarsa visibilità o visibilità pari a zero, se quello che utilizziamo è un radiofaro che non vediamo ma riceviamo.

La prossima volta faremo un esercizio di uscita da uno stretto ed un esercizio di entrata in una baia.

Per la fine del mese dovrebbe essere pronto.

 

Intanto mettete a punto la barca! Ecco un video particolarmente istruttivo…oh qualcuno riconosce la barca..sembra una delle tante…forse eh… del socio P..one??? JJJ

 

Datemi riscontro della lettura e soprattutto riportate gli errori, sempre in agguato.

In queste letture propongo spesso esercizi, un incontro via email o di persona se avete difficoltà a risolverli è utile e può essere piacevole.

Se siete studenti delle medie o delle superiori coinvolgete il vostro insegnante di scienze. Io e gli istruttori della Associazione Velica Bracciano siamo a disposizione se desiderate organizzare degli incontri in classe durante le ore di scienze e geografia. Il nostro vicepresidente presenta la vela abitualmente. Se volete contattare me: dr.francobelmonte@gmail.com

 

A presto,

 

 

Franco, giugno ‘20