Navigazione. Rilevamenti.  Nonostante tutto La Scuola Non Si Ferma”.

 

Seguiamo anche noi il dettame che recita: la scuola non si ferma. Proponiamo questa lettura e vi invitiamo “a toccare con mano” quando la attività al circolo potrà riprendere.

 

La lettura di ”La bussola e il suo ambiente” è propedeutica!

 

Navigando il mondo scorre sotto i nostri occhi. Abbiamo pianificato il nostro viaggio consultando carte e prendendo informazioni, a volte il trasferimento è breve e conosciamo già luoghi e punti salienti.

In tutti i i casi la determinazione continua della nostra posizione dipende dalla “particolare” identificazione di riferimenti.

Particolare perché non basta riconoscere per certa una chiesa sulla costa, un faro su un promontorio o una isola per la sua forma anche se è meglio di niente.

Ciò che riduce considerevolmente l’incertezza della posizione è il fatto di poter accompagnare all’osservazione del punto saliente:

la conoscenza della prua dell’imbarcazione (prua bussola)

la valutazione dell’angolo formato tra la prua dell’imbarcazione e la congiungente barca- oggetto    rilevato in senso orario.

 

NOTA

Non stiamo usando una bussola per rilevamenti. Stiamo utilizzando la bussola di navigazione.

Sull’utilizzo della bussola per rilevamento, quella piccola e portatile, torneremo. Ora noi non la abbiamo o non la troviamo. Siamo soli a bordo con tante cose da fare. Le mani occupate. Dobbiamo fare affidamento sulla nostra velocità, esperienza, capacità di osservare e fare conti quasi in automatico.

Sapete che esiste un nord geografico un nord magnetico e ciò che la loro diversa posizione comporta se avete letto e meditato l’articolo sulla bussola. Da ora in avanti diamo per scontata la necessità di trasformazione di magnetico in geografico e viceversa. Ci riferiamo sempre al nord magnetico in navigazione ma per trasferire le nostre osservazioni sulle carte dobbiamo tenere conto della declinazione locale. Al contrario in sede di pianificazione ci riferiamo al nord geografico per poi trasformare tutto in magnetico e rendere utilizzabili i dati in barca dove disponiamo di bussole magnetiche.

 

Partiamo.

Siamo come al solito sul lago di Bracciano. Supponiamo di essere al centro. Siamo fermi. Calma di vento. In attesa ci esercitiamo.

Vediamo davanti a noi la rocca di Trevignano e, allo stesso tempo, la nostra brava e fedele bussola che indica 360° ovvero Nord.

Trevignano è a nord rispetto a noi e,relativamente, noi siamo a sud del paese. Un nostro amico che abbiamo informato della nostra uscita e ci controlla è a passeggio a Trevignano munito di binocolo e bussola. Riconosce la nostra barca e ci vede, ci rileva, in direzione sud.

Tracciamo sulla nostra carta del lago una linea dalla rocca di Trevignano in direzione sud.

Dove siamo? Occupiamo uno degli infiniti punti su questa linea che chiamiamo linea di posizione. Non abbiamo determinato ancora la nostra posizione sappiamo solo che la nostra barca è su uno dei punti che formano quella linea. La posizione è ancora piuttosto incerta anche se siamo in grado di stimare la distanza dalla costa. Potremmo determinare con certezza la distanza con un sestante conoscendo l’altezza di un campanile, di una antenna, ma non lo abbiamo.

Abbiamo però un secondo amico nei pressi dell’Associazione Velica Bracciano. Anche lui munito di binocolo e di bussola. Per telefono dice che ci rileva per 060°. Cosa significa questo?

Allineando il suo occhio, la bussola e la nostra barca legge sulla rosa della sua bussola 060°.

Se tracciamo una seconda linea sulla carta partendo dalla posizione del secondo amico fino ad incontrare quella tracciata in precedenza abbiamo fatto il punto.

Siamo all’intersezione delle due linee di posizione.

180° dalla rocca di Trevignano, 060° dal molo di Bracciano.

 Sappiamo dove siamo e possiamo tracciare una rotta per qualsiasi destinazione con certezza.

 

Figura 1. Il lago di Bracciano. La barca al centro con prua nord, il paese di fronte, il castello a sinistra. La barca è all’intersezione della linea di posizione 180° di Trevignano, e della linea di posizione 060° del castello.
Figura 1. Il lago di Bracciano. La barca al centro con prua nord, il paese di fronte, il castello a sinistra. La barca è all’intersezione della linea di posizione 180° di Trevignano, e della linea di posizione 060° del castello.

Figura 1. Il lago di Bracciano. La barca al centro con prua nord, il paese di fronte, il castello a sinistra. La barca è all’intersezione della linea di posizione 180° di Trevignano, e della linea di posizione 060° del castello.

 

Bene, il giorno dopo siamo di nuovo soli a bordo ma senza amici a terra. Abbiamo soltanto informato un conoscente della prevista ora di rientro.

Abbiamo solo la nostra bussola di navigazione ed i nostri occhi. Dobbiamo tracciare almeno due linee di posizione per fare alla svelta il punto.

Possiamo farlo perché abbiamo passato in precedenza del tempo a valutare angoli e distanze. A tempo perso, quando non avevamo nulla da fare. In montagna, in automobile, passeggiando.

A che distanza sono dal cavalcavia? Sfido me stesso. Una, due tre, infinite volte fino a che le distanze diventano familiari. Così anche gli angoli, prima l’angolo retto, formato tra ciò che sta davanti e ciò che è esattamente a destra o a sinistra, 90°. Poi suddividendo l’angolo retto in due parti uguali di 45°, in tre di 30° l’una fino a 10° e 5°.

Piano piano si è in grado di stimare il valore degli angoli. Un aiuto consiste nella conoscenza della propria mano e delle dita. Lo spessore del pollice, dell’indice, del palmo della mano a braccio teso coprono angoli medi di 1°, 2°, 10°.

Potete affinare questa metodica naturaleadattandola alle vostre misure.

 

Abbiamo anche una certa dimestichezza con il goniometro e sappiamo istantaneamente dire quale è l’opposto di un qualsiasi angolo. L’opposto di 090° è 270°, di 020° è 200°, di 120° è 300°, di 320° è 140°………, di 135° è………è necessario saper rispondere senza esitare.

Figura 2. Un goniometro montato su un regolo Jeppesen. Lo preferisco al regolo di Jean Cras. Ma si tratta di abitudine. Cras, ammiraglio, matematico e compositore musicale è stato un bel genio.

 

Quindi siamo sul lago e consideriamo trascurabile la declinazione magnetica. Del resto le distanze sono piccole, pochi gradi non si trasformano in scostamenti rilevanti.

 

1-      Leggiamo nella bussola 150°. Valutiamo l’angolo tra l’asse longitudinale della barca e il castello di Bracciano 90°. Il castello è al nostro traverso. 

Per tracciare la nostra linea di posizione dal castello dobbiamo sommare i due valori:

150° + 90° = 240°

L’opposto di 240° è 060°.

240° è ciò che dovremmo impostare per andare verso il castello. La prua.

 

060° è la nostra linea di posizione tracciabile dal castello.

Figura 3. Il lago di Bracciano. La barca è orientata per 150°. Rileva il castello con un angolo di 90°.

 

Linea di posizione rispetto al castello 060°. 

 

2-     Andiamo per 330°. Valutiamo la rocca di Trevignano per 45°.

330° + 45° = 375° (che non è altro che 015° se a 375° togliamo 360°)

 

L’opposto di 015° è 195°.  La nostra linea di posizione rispetto alla rocca.

Figura 4. Il lago di Bracciano. La barca procede per 330°. Stimiamo la rocca ad un angolo di 45° rispetto all’asse longitudinale della barca. Tracciamo la linea di posizione per 195° dalla rocca.

 

3-      Un altro esempio. Leggiamo in bussola 210°.

Valutiamo (ma diciamoda ora in poi rileviamo) Vigna di Valle per 330° ovverovediamo Vigna di Valle 30° alla nostra sinistra.

210 + 330 = 540°

540° non deve impressionare. Togliete 360° e diventa un assai più familiare 180°.

180° è la prua che dovremmo assumere per andare a Vigna di Valle.

L’opposto di 180° è 360°. Tracciamo sulla cartala nostra linea di posizione da Vigna di Valle.

Fatelo voi e immaginate anche altre posizioni, prue e rilevamenti.

 

Tutto questo lo facciamo mentalmente. Mentre manteniamo la direzione con la bussola di navigazione la utilizziamo anche per rilevare elementi a terra e fare mentalmente il punto.

L’angolo formatotra la nostra direzione e il riferimento a terra lo chiamiamo rilevamento polare. L’inverso della somma di rilevamento polare e prua bussola è il valore della linea di posizione da tracciare in uscita dall’oggetto del rilevamento con riferimento il nord geografico. I nostri dati sono riferiti al nord magnetico quindi dovremo correggere per la declinazione. Come abbiamo già detto. Nell’esempio della figura 4 dovremo aggiungere 3° a 195° e tracciare sulla nostra carta la linea di posizione198° in uscita dalla rocca utilizzando il meridiano geografico più comodo.

 

Provate mentre siete su una panchina in riva al lago. Portatevi una carta del lago ed un goniometro. Vedrete che in poco tempo diventerete sempre più svelti e sicuri. Potrete fare anche a meno della bussola da rilevamento, di cercarla, di farla cadere. Le vostre mani non saranno impegnate e potrete fare altro allo stesso tempo

Una bussola da rilevamento vi consente maggior precisione ed una lettura diretta ma la precisione non è sempre tutto.  Se siete agili a fare i conti sarete veloci nel determinare continuamente posizione e correzione di rotta. Sarete anche molto più veloci, sicuri e consapevoli nell’utilizzo della bussola di rilevamento. Essere consapevoli riduce la possibilità di compiere errori.

E’bene saper stimare efficacemente e alla svelta angoli, distanze, tempi.

 

Per leggere qualche cosa interessante sulla declinazione e la variazione magnetica attuale consultate:

https://www.mondogeo.com/2019/02/07/la-declinazione-magnetica-in-italia/

https://www.noaa.gov

Figura 5. Dal sito mondogeo.com vedete la penisola tra le isogone 2°E e 4°E

Da notare che la variazione annua ha subito una forte accelerazione negli ultimi anni.

 

Una cinquantina di anni orsono la ricordo di 4’E. La declinazione era 1°W. La variazione media nel periodo quindi è stata di 6’E.

 

Spostiamoci al mare per altri esempi. L’acqua salata scioglie i dubbi.

 

1-      Stiamo navigando e vediamo l’isola di Montecristo.

Abbiamo prua 180°, il vento in poppa e il rilevamento dell’isola, fatto grazie ai nostri sensi allenati,  è pari a 0°.

Desideriamo tracciare una linea di posizione.

Facciamo la somma di prua e rilevamento: 180° + 0° = 180°

180° è la prua per l’isola di Montecristo.

Il suo opposto, 180° - 180° = 360° rappresenta invece la nostra linea di posizione. Ci fosse un amico sull’isola ci vedrebbe a nord.

Vediamo anche Pianosa al nostro traverso a dritta. Il rilevamento è pari a90°.

Sommiamo di nuovo la nostra prua al rilevamento, 180° + 090° = 270°

270° è ciò che dovremmo leggere in bussola per andare a Pianosa.

 

270° - 180° = 090° è la linea di posizione da tracciare sulla carta in uscita da Pianosa.

Figura 6. La barca procede con prua 180°. 180° è anche la linea di posizione riferita all’Elba. L’equipaggio rileva anche Pianosa 90° a dritta.

 

Abbiamo fatto il punto, siamo all’intersezione delle due linee di posizione.

Nel disegno c’è un piccolo errore. L’angolo tra la barca e l’isoletta è riportato di 090°. Avrei dovuto scrivere 90° come nel testo perché non è una prua, una rotta o una linea di posizione. Si tratta di un angolo.

 

 

 

 

2-      Rallentiamo e ci fermiamo in cappa assumendo prua 300°. Ricordiamo che il vento proviene da nord.

Ora rileviamo Pianosa per 330°. Se sommiamo la prua ed il rilevamento 300° + 330° otteniamo 630°.

630° - 360° = 270°

 

Il suo opposto 090° è di nuovo la linea di posizione sulla quale eravamo e siamo rimasti.

Figura 7. La posizione è la stessa di quella in figura 6. Sia prua che rilevamento sono variati di 120°.

 

3-    La barca orza, assume prua 340°. Rileviamo Pianosa per 290°.

La somma è ancora 630° cui togliamo di nuovo 360°.

La linea di posizione rimane 090°.   Disegnate voi questa nuova situazione.

 

4-     Ora la barca poggia e piano piano si ferma con prua 240°. Rileviamo l’isola per 030°

Facciamo la somma di 240° + 030° ottenendo 270° il cui opposto è sempre 090°!

Disegnate per esercizio anche questa ulteriore situazione.

 

Avete orientato la barca per  340° e poi per 240°. Avete traccaito le linee di posizione. Cambia la direzione e cambia il rilevamento di conseguenza. Il risultato non cambia. La nostra direzione non influisce in alcun modo, stando fermi, sulla nostra posizione.

 

Una volta,discutendo di navigazione un istruttore di una blasonata scuola di vela mi disse che non si poteva fare un rilevamento con la bussola di navigazione perché testuali parole“sarebbe necessario girare la barca verso nord tutte le volte per farlo”…che dire, se è successo a me potrebbe succedere a voi. Ora sapete rispondere se non preferite…cambiare rotta! J

 

 

Tornando a noi vogliamo diventare un tantinopiù “formali” e fare nello stesso tempo un pochino di Storia della Navigazione? Tutto quello che abbiamo detto lo possiamo riassumere così:

 

Pm + Ril.po = QDM

 

Dove Pm è la magnetica che manteniamo.

Ril.po è l’angolo di rilevamento partendo dall’asse longitudinale della barca in senso orario.

QDM la rotta da seguire per recarsi verso l’oggetto rilevato.

(ricordando che dobbiamo sottrarre 360° se il risultato della somma è superiore a360).

Se al QDM togliamo o aggiungiamo 180° (che è la stessa cosa) troviamo quello che chiamavamo QDR ovvero il valore in gradi riferito al nord magnetico che ci consente di tracciare sulla carta in uscita dall’oggetto rilevato la linea sulla  quale ci troviamo.

(dopo avere corretto per la declinazione)

Quando oggetto o artefice del rilevamento è un radiofaro si parla di radiale.

Le sigle QDM e QDR sono storiche e fanno parte del famoso codice Q, un lungo elenco di abbreviazioni usate dai marconisti (da Guglielmo Marconi) che trasmettevano dati ed informazioni grazie al codice inventato dal sig. Morse.

Con un tasto si interrompeva una portante creando dei punti e delle linee. Credo che alla portante corrispondesse un La internazionale. Il tono era interrotto appunto dal marconista con il tasto che interrompeva la trasmissione.

Le stesse abbreviazioni sono state usate poi in fonia da operatoridi torre e radar per decenni.

Per esempio “  QDM  Alghero 035°” voleva dire “per andare ad Alghero assumete  prua 035°.

“QDR 240°  Camogli” voleva dire vi vediamo, o rileviamo,  sulla linea di posizione (radiale) 240° di Camogli. Le abbreviazioni del Morse prima utilizzate per il telegrafo poi in radiofonia erano molto utili perché le trasmissioni erano spesso disturbate. La brevità era essenziale soprattutto quando le comunicazioni si svolgevano tramite apparati in media e lunga frequenza. Si parlava lentamente, ripetendo due volte frasi in codice brevi. Ancora 20 anni fa le autorizzazioni all’attraversamento atlantico si ricevevano dalle stazioni in costa in HF, parlo di aeroplani. Tutto l’equipaggio stava con il notes in mano attentissimo, per copiarla, confrontarla e ripeterla esattamente. Spesso le comunicazioni erano disturbate da ronzii e fischi. Non saprei se oggi la situazione è migliorata e si utilizzano satelliti.

Ho introdotto la parola radiale. Quando l’oggetto del rilevamento è un faro o meglio un radiofaro immaginiamo 360 linee di posizione uscire da essoriferite al nord magnetico. Le chiamiamo appunto radiali.

“QDR 240° di Camogli” non si usa più. Il Morse e la sua memoria sono andati in pensione da un pezzo. Si direbbe invece “radiale 240° di Camogli”. O ancora più brevemente 240° CMO.

QDM e QDR sono rimasti solo sui libri per motivi didattici come consolidate abbreviazioni.

Del codice Morse sopravvive ben poco. Alcune voci come l’SOS. Ancora oggi gli ELT e gli EPIRB trasmettono il segnale di emergenza in codice.

 

 

 

Franco, maggio ‘20